Nella vita sociale ci sono riti formali e riti informali di cui i partecipanti sono più o meno consapevoli.

I riti sono uno strumento importante per confermare l’appartenenza dei partecipanti alla comunità che celebra (o semplicemente esegue) il rito. A ciò si aggiunge il fatto che il rito suscita una sensazione di appartenenza reciproca, nel senso che ogni individuo appartiene (in una certa misura) ad ogni altro, a condizione che tutti rispettino le stesse regole nello stesso momento.

La sincronizzazione dei gesti è molto importante per suscitare il senso di appartenenza, molto più importante dei contenuti del rito.

Io suppongo infatti che un rito potrebbe avere contenuti privi di qualunque significato, né letterale né metaforico, purché siano ordinati secondo qualche regola formale obbligatoria accettata e condivisa dai partecipanti.

Un esempio di ciò è la messa cattolica celebrata in latino per tanti secoli, durante i quali quasi nessuno dei fedeli conosceva tale lingua. In effetti il fatto che i fedeli non comprendessero il significato delle parole che i preti ed essi stessi proferivano, non toglieva nulla alla funzione e alla suggestione del rito, che era quella di unificare i fedeli sotto l'autorità del regolatore, cioè della gerarchia ecclesiastica.

Pertanto io credo che un gruppo di persone potrebbe inventare di sana pianta un rito, con determinati gesti, formule e simboli privi di qualunque significato o riferimento, e celebrarlo periodicamente per ribadire l'appartenenza dei membri del gruppo al gruppo stesso, e permettere loro di godere della piacevole emozione suscitata dalla soddisfazione di un bisogno fondamentale.