Come nessun altro animale, l’uomo è in grado di porre limiti alla libertà degli altri e di se stesso.

Porre limiti può essere un atto violento, per esempio quando consiste nell’imprigionare, nel reprimere, nell’impedire la soddisfazione di bisogni primari, ma, in una certa misura, in certi modi e a certi fini, può essere una pratica utile o indispensabile per il bene comune e quello individuale. Infatti una libertà illimitata è incompatibile col vivere civile e con la salute fisica e mentale del singolo.

Si tratta dunque di capire quali siano i limiti “giusti” (cioè non troppo ristretti e non troppo ampi) da porre a se stessi e agli altri per soddisfare al meglio i bisogni primari propri e altrui.

Dobbiamo allora capire a cosa ci conviene rinunciare per il nostro bene e quello altrui, ma pensare in questi termini è molto difficile da quando ci siamo liberati da religioni e dittature politiche, che erano gli enti deputati a fissare i nostri limiti. Infatti, le lotte per l'ateismo e la democrazia ci hanno sempre spinto verso una maggiore libertà. Non ci siamo accorti che di libertà ora ne abbiamo, pericolosamente, troppa.