Il concetto di empatia (https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia) viene normalmente usato con una connotazione positiva. Infatti, quando si pensa all’empatia si fa di solito riferimento alla percezione e al rispecchiamento di sentimenti altrui come la gioia e la sofferenza. Ma che succede quando la persona che ci sta di fronte prova sentimenti di odio o di disprezzo verso una certa cosa, una certa persona o una certa categoria di persone?

Se l’empatia è involontaria ed è dovuta ai “neuroni specchio”, credo che essa si applichi a qualunque sentimento, quindi anche a quelli “politicamente scorretti”. Perciò credo che, a causa dell’empatia, anche l’odio e il disprezzo manifestato da una persona A possono essere rispecchiati in una persona B che osserva A, a meno che B non odi o disprezzi A, nel qual caso l’empatia sarebbe automaticamente inibita (infatti, in tal caso, sarebbe inibita anche un’empatia per sentimenti “politicamente corretti”).

A tale proposito, io credo che ci sia una sinergia tra il fenomeno (o meccanismo) dell’empatia e quello del cosiddetto “equilibrio cognitivo” (che io preferisco chiamare “equilibrio affettivo”), teorizzato da Fritz Heider nel 1958 (https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_dell'equilibrio_cognitivo). Intendo dire che i sentimenti positivi o negativi suscitati dalla necessità di stabilire un equilibrio affettivo (in uno schema triangolare) possono essere innescati o facilitati dell’empatia.

Per esempio, se tra A e B esiste un rapporto di reciproca stima o affetto, e A manifesta odio o disprezzo per una cosa o persona C, è probabile che B provi anche odio o disprezzo per C, sia per empatia, sia per neutralizzare una dolorosa situazione di squilibrio affettivo.