Perché soffriamo?

L’avverbio “perché” ha due significati: può essere inteso come “per effetto di quale causa” o “a quelle scopo”. Possiamo allora sdoppiare la domanda nelle due seguenti:
  1. Quali sono le cause delle nostre sofferenze?
  2. A quale scopo soffriamo?
In entrambi i casi assumiamo di soffrire, il che non è sempre vero. Allora, per essere più precisi, dovremmo porre le domande come segue:
  1. Quando soffriamo, quali sono le cause delle nostre sofferenze?
  2. Quando soffriamo, a quale scopo ciò avviene?
In forme più snelle potremmo formulare le domande come segue:
  1. in quali casi soffriamo?
  2. a quale scopo ci capita di soffrire?
La seconda domanda presuppone che la sofferenza abbia uno scopo, ma ciò non è evidente. Chiediamoci dunque se sia vero.

Osservando il fenomeno del dolore fisico causato da ferite, disfunzioni o stress corporei, è ragionevole supporre che esso si sia sviluppato (evoluzionisticamente) per indurre il sistema nervoso cosciente ad agire in modo “intelligente” allo scopo di evitare, limitare o curare danni al corpo. E’ dunque ragionevole pensare che anche la sofferenza “mentale” abbia uno scopo analogo, cioè quello di indurre il sistema nervoso cosciente ad agire in modo intelligente allo scopo di evitare o curare danni sociali, economici o materiali alla persona, come ad esempio l’emarginazione sociale o un qualsiasi tipo di punizione o perdita di vantaggi o di proprietà.

In tale ottica, il dolore, il piacere, la sofferenza, la gioia possono essere considerati gli strumenti attraverso i quali l’inconscio ordina alla coscienza di usare l’intelligenza per soddisfare certi bisogni.

Detto ciò, la risposta alla seconda domanda potrebbe essere: ci capita di soffrire perché, grazie alla funzione motivante della sofferenza, possiamo “orientare” o “correggere” il nostro comportamento in modo da soddisfare meglio i nostri bisogni.

Infatti, quando questi sono soddisfatti, la sofferenza cessa e viene sostituita da uno stato neutrale o di gioia.

Se prendiamo per buona tale risposta, è utile chiedersi quali siano i bisogni che il nostro inconscio cerca di soddisfare mediante le leve delle sofferenze e delle gioie. E' inoltre ragionevole pensare che il risultato di tale ricerca valga come risposta alla domanda iniziale "in quali casi soffriamo?".

Per concludere, a mio avviso, le nostre sofferenze sono causate dalla mancata soddisfazione di certi nostri bisogni e sono utili ad orientare o correggere il nostro comportamento in modo da facilitare tale soddisfazione. Per ridurre le nostre sofferenze è dunque essenziale conoscere i nostri bisogni, specialmente quelli inconsci, ed agire in modo "intelligente", cioè razionale, per soddisfarli.