Ci sono quelli che si sopravvalutano, quelli che si sottovalutano e quelli che si valutano realisticamente. Fin qui possiamo essere tutti d’accordo. Ma se volessimo stabilire un criterio per determinare l’appartenenza di una persona ad uno dei tre gruppi, credo che ci sarebbero opinioni diverse, tra cui una che afferma l’impossibilità di stabilire un criterio generale di valutazione.

Che significa “valutarsi” o "valutare un essere umano"? Come si fa? Rispetto a quali valori e con quale metro?

La mia opinione è che la misura generale del “bene” è la soddisfazione dei bisogni umani propri e altrui, dal momento che, data la nostra interdipendenza, per soddisfare i nostri bisogni abbiamo bisogno della cooperazione altrui, la quale è ottenibile solo se il cooperante può, cooperando, ottenere direttamente o indirettamente la soddisfazione dei bisogni propri.

Di conseguenza, la valutazione generale di una persona X (che può essere anche sé stesso) dovrebbe essere la risposta alla domanda: in quale grado X è capace di soddisfare i propri bisogni e quelli altrui?