La visione religiosa del mondo comporta il credere nell'esistenza e nella ingerenza (nella vita propria e altrui) di entità "spirituali" (che possiamo chiamare semplicemente "spiriti").

Con l'aggettivo spirituale si intendono una serie di qualità trascendenti e misteriose. Infatti gli spiriti sono immateriali, invisibili, non misurabili, liberi da qualsiasi vincolo e dotati di forme, capacità e intenzionalità non soggette alle leggi della fisica né a quelle della biologia.

Gli spiriti sono infatti immortali, invulnerabili, onniscienti e onnipotenti. Essi vengono normalmente invocati e usati come cause dei fenomeni naturali quando per essi non si trovano spiegazioni  realistiche, logiche e razionali.

La spiegazione "spirituale" degli eventi normalmente esclude che il caso abbia un ruolo determinante in ciò che avviene nel mondo. Essa infatti attribuisce allo spirito eventi che la scienza attribuisce al caso.

Gli spiriti sono dunque agenti magici e/o divini che vengono considerati non solo come cause di ciò che avviene, ma anche come principi finalistici. Essi, infatti, impongono agli esseri umani dei fini da raggiungere e delle trappole da evitare, con pene per chi non riesce ad evitarle. In altre parole, chi crede negli spiriti suppone che lo scopo della sua vita sia quello di obbedire alle volontà e ai desideri degli spiriti stessi, per non incorrere nelle loro punizioni in caso di disobbedienza (ed eventualmente essere da loro premiati per la loro obbedienza).

Le religioni si distinguono, tra l'altro, per il numero di spiriti che vengono contemplati. Nelle religioni monoteiste lo spirito è uno solo anche se può servirsi di spiriti secondari (in qualità di dipendenti o intermediari). Nelle religioni politeiste gli spiriti sono molteplici, indipendenti e spesso in guerra tra loro.