Gli altri abitano fuori di noi, ma anche nella nostra mente. Abitano in noi come figure mentali con cui immaginiamo di interagire -- consciamente e ancor più inconsciamente -- quando pensiamo, quando siamo sovrappensiero e quando sogniamo.

Tra una persona reale e la corrispondente raffigurazione che abita in chi la "conosce" ci sono le stesse differenze logiche esistenti tra un territorio reale e una sua mappa. Questa infatti può essere più o meno esatta e dettagliata, sia quantitativamente che qualitativamente, rispetto alla realtà e non rappresenta che una minima parte di essa. Questo fatto è tanto ovvio quanto normalmente ignorato, come ci fanno notare autori quali Alfred Korzybski e Gregory Bateson.

Quando interagiamo con una persona, lo facciamo solo dopo avere velocemente e inconsciamente interagito con la sua rappresentazione mentale, e l'esito della successiva interazione reale, ovvero la sua produttività e le sue qualità effettive, dipendono dall'accuratezza e dalla ricchezza di particolari della raffigurazione dell'altro in noi.

In breve, noi non conosciamo gli altri come sono realmente, ma conosciamo le parziali e più o meno accurate rappresentazioni degli stessi presenti nella nostra mente. Dovremmo quindi cercare di aumentare il più possibile la precisione e la profondità delle figure mentali delle persone con cui interagiamo, per lo stesso motivo per cui è bene usare mappe che rappresentino nel modo più esatto e significativo possibile i territori che frequentiamo.