L’interazione tra due umani A e B è, a mio parere, un gioco la cui posta è ottenere la massima cooperazione (o disposizione a cooperare) e il miglior “servizio” da parte dell’altro, e occupare la più alta posizione gerarchica (soprattutto intellettuale e morale) a cui si possa aspirare, in modo da poter esercitare il maggior potere decisionale nelle scelte comuni e nelle attività cooperative.

In altre parole, lo scopo del gioco tra A e B è per A è fare in modo che B si comporti il più possibile come piace ad A, ovvero “obbedisca” ai desideri di A. Lo stesso vale per B nei confronti di A.

Gli strumenti (o le armi) e le strategie che i giocatori possono usare per ottenere il massimo vantaggio rispetto agli scopi sopra definiti consistono, a mio avviso, nella regolazione (cioè aumento e diminuzione) della cooperazione e della competizione di ciascuno verso l’altro.

Per esempio, se la persona A trova il grado di cooperazione di B insufficiente rispetto alle proprie aspettative, o non gradisce la posizione gerarchica pretesa da B, A può ridurre il proprio grado di cooperazione verso B, ovvero “allontanarsi” da B o fingere o minacciare di allontanarsi da esso, oppure può cercare di affermare una sua più alta posizione gerarchica rispetto a B o affermare una più bassa posizione gerarchica di B rispetto alla propria (per esempio criticandolo, sminuendolo o umiliandolo). Tutto ciò, nella speranza che B reagisca aumentando la sua disposizione a cooperare con A, ovvero a comportarsi con più impegno come A desidera, cioè a “servire” A di più e meglio.

Il gioco, che può non cessare mai, ha diversi possibili esiti, come i seguenti:
  • un compromesso (più o meno stabile) che determina i rispettivi gradi di cooperazione e le rispettive posizioni gerarchiche
  • una lotta senza fine, più o meno violenta, per la supremazia
  • la cessazione (o rottura più o meno drammatica) temporanea della relazione
  • la cessazione (o rottura più o meno drammatica) definitiva della relazione
Questo gioco viene praticato per lo più inconsciamente e viene spesso mistificato con pretesti di tipo morale. Infatti, quando la persona B non “accontenta” la persona A, è probabile che questa affermi che B si è comportato in modo “ingiusto” o “immorale”, o che non abbia rispettato qualche impegno assunto esplicitamente o implicitamente, secondo una logica di diritti e doveri soggettiva o interpretata soggettivamente.

Infatti viviamo in una società e in una cultura che considerano politicamente scorretta un’interazione sociale in cui ognuno cerchi esplicitamente e assertivamente di farsi servire dall’altro il più possibile, usando qualsiasi mezzo (materiale o morale) per raggiungere tale scopo.