Tutte le religioni hanno in comune il seguente meccanismo fondamentale.

Un individuo (o più di uno)  che gode della fiducia della comunità racconta che esiste (senza alcun dubbio) una (o più di una) divinità onnipotente che può influire nella vita di ogni essere vivente rendendola più o meno felice o infelice e più o meno mortale o immortale in funzione del suo comportamento, dei suoi pensieri e della sua volontà.

Per capire come bisogna comportarsi per avere il favore della divinità, ci sono degli appositi racconti (le "rivelazioni")  trasmessi oralmente e/o per iscritto. Questi, però, non sono di facile comprensione e non è facile applicare ciò che tali racconti dicono, alla vita di tutti i giorni e ai singoli casi. Necessitano perciò di interpretazioni, esegesi, spiegazioni, ponderazioni, analisi, approfondimenti ecc. Queste attività costituiscono la professione di una certa categoria di persone che, a seconda della cultura di appartenenza, vengono chiamati sacerdoti, santoni, sciamani, profeti, preti, guru, teologi, guide spirituali ecc. Si tratta di persone che affermano di essere intermediari tra gli esseri umani e la (o le) divinità.

Il successo (cioè la genesi e la sopravvivenza) di una religione dipende dalla "fede" dei "fedeli". Questa consiste essenzialmente nella "fiducia" che la maggioranza dei membri di una comunità ha  nei confronti dei sedicenti "intermediari". Tale "fede" può essere spontanea (come quella dei bambini nei confronti degli adulti) oppure coercitiva. Infatti, chi non "crede" può essere, nel migliore dei casi, escluso dalla comunità dei fedeli; nei casi peggiori disprezzato, molestato, emarginato, perseguitato, esiliato, torturato o ucciso in quanto nemico della comunità.