A mio parere, nella relazione e nelle interazioni tra due persone, ognuna di esse valuta automaticamente e inconsciamente il rapporto tra il proprio status sociale e quello dell’interlocutore.

Per status sociale intendo un insieme di qualità che includono forza fisica, bellezza, eleganza, intelligenza, esperienza, astuzia, conoscenze, coraggio, moralità, reputazione sociale, abilità varie, risorse informative, materiali, economiche, sociali ecc.

Tutte queste qualità e risorse entrano in gioco nel determinare le posizioni delle persone in una scala gerarchica mentale istintiva di superiorità-inferiorità “generale”. Tale scala costituisce normalmente e implicitamente la base per la distribuzione dei poteri decisionali e dei ruoli sociali in tutte le relazioni umane (coppia, famiglia, gruppi, comunità, istituzioni civili, politiche e religiose, imprese, ecc.).

La valutazione dello status sociale proprio e altrui non avviene una volta per tutte, ma si rinnova continuamente attraverso le interazioni sociali.

Ognuno valuta, usando criteri personali (basati sulle proprie esperienze) e norme culturali, non solo la propria posizione e quella dell’interlocutore nella gerarchia di cui sopra, ma anche, intuitivamente, le valutazioni e autovalutazioni fatte dall'interlocutore.

In altre parole, nella relazione tra due persone A e B, la persona A valuta:

lo status di A (“come io valuto me stesso”)
lo status di B (“come io valuto il mio interlocutore”)
lo status di B visto da B (“come credo che il mio interlocutore si valuti”)
lo status di A visto da B (“come credo il mio interlocutore mi valuti”)

Ogni persona fa dunque quattro valutazioni che possono essere più o meno coerenti o contrastanti con quelle corrispondenti fatte dall'interlocutore. Vale a dire, per esempio, che A può valutare il proprio status ad una certa altezza della gerarchia, che a parere di B è sopravvalutata o sottovalutata. Oppure A può valutare lo status di B ad una certa altezza che a parere di B è sopravvalutata o sottovalutata.

Se le quattro valutazioni da parte di A sono coerenti con le quattro corrispondenti da parte di B, cioè c’è accordo sulle misure valutate, allora il rapporto tra A e B è “pacifico” sia se A e B si considerano ad uno stesso livello gerarchico, sia se si considerano a due livelli diversi (per cui uno è unanimemente riconosciuto come più “autorevole” o “superiore” rispetto all'altro).

I problemi nascono, ovviamente, quando le valutazioni da parte di A non sono coerenti con quelle da parte di B. Le differenze di valutazione di status possono dar luogo ad antipatie, ostilità e competizioni più o meno aperte e leali.

Nella nostra cultura, dove le falsità e le mistificazioni sono la regola, i meccanismi sopra descritti sono considerati “politicamente scorretti”, negati o rimossi nell’inconscio dalla maggior parte della gente. Tuttavia io credo che siano praticati normalmente, anche se in forma nascosta o mistificata.