Piaceri e dolori, attrazioni e repulsioni, desideri e paure hanno una valenza sociale, nel senso che possono essere approvati o disapprovati dagli altri e, di conseguenza, influenzare il comportamento altrui a favore o a sfavore del soggetto che prova tali sentimenti.

Di conseguenza, sin da bambini, siamo abituati a nascondere o mistificare (anche a noi stessi) ciò che veramente desideriamo e ciò che ci disgusta o ci fa paura. Il risultato è l’ignoranza, la negazione o la falsificazione delle nostre motivazioni e inclinazioni, con effetti negativi sulla capacità di soddisfare i bisogni propri e quelli altrui.

Io penso, infatti, che tutto ciò che l’uomo fa (e non fa) sia condizionato e causato dalla sua percezione o anticipazione del piacere e del dolore in tutte le possibili forme, in quanto è attraverso il piacere e il dolore che il corpo, ovvero l’inconscio, “ordina” all'io cosciente ciò che deve fare (o smettere di fare) per assicurare la vita dell’individuo e la riproduzione della sua specie.

In altre parole, a mio parere, è attraverso i sentimenti (ovvero le varie forme di piacere e di dolore) che la psiche viene costruita, strutturata e sviluppata, ovvero programmata. La programmazione consiste in associazioni tra entità (oggetti, persone, idee, simboli) e sentimenti, ovvero in risposte cognitivo-emotive a certi stimoli sensoriali esterni o interni. Il piacere e il dolore sono dunque al tempo stesso i sintomi della soddisfazione o della frustrazione dei bisogni primari, e i mezzi attraverso i quali le logiche consce e inconsce, ovvero gli automatismi mentali, si adoperano per soddisfarli.

Tra tutti i bisogni mistificati o rimossi, ve ne sono, a mio parere, due categorie particolarmente importanti: quelli relativi alla sessualità, ovvero il bisogno di rapporti sessuali, e quelli relativi all'integrazione sociale, ovvero il bisogno di essere approvati, accettati, rispettati, desiderati, serviti, obbediti, accuditi ecc. dagli altri membri della comunità di appartenenza, e, più in generale, il bisogno di interagire con essi.

La rimozione e mistificazione dei piaceri e dei dolori, dei desideri e delle paure, è un fenomeno che non riguarda soltanto gli individui, ma anche la cultura, compresa la scienza. Infatti, a mio parere, pochi scienziati hanno riconosciuto il ruolo fondamentale del piacere e del dolore nell'economia del sistema nervoso, cognitivo, emotivo e motivazionale (uno di questi è Antonio Damasio). Pochi sono, inoltre, i filosofi e gli altri specialisti di scienze umane e sociali che nelle loro opere prendono in considerazione i sentimenti come elemento chiave per comprendere le "ragioni" del comportamento e del pensiero umano (uno di questi è David Hume). Da questo punto di vista i romanzieri sono in generale più istruttivi dei filosofi e degli scienziati.

Per concludere, se vogliamo migliorare la soddisfazione dei nostri bisogni e di quelli altrui, ovvero la qualità delle nostre Interazioni con gli altri, a mio avviso, dovremmo cercare di demistificare le nostre motivazioni e quelle altrui, e "resuscitare" quelle che abbiamo rimosso in quanto considerate socialmente scorrette o eccessivamente dolorose.