Uno dei bisogni umani più importanti è quello di riconoscimento, inteso come apprezzamento, approvazione, gratitudine ecc. Infatti la sua mancata soddisfazione, oltre a rattristare, può provocare disturbi psichici e psicosomatici. Nel seguito cercherò di analizzare le possibili cause d’insoddisfazione di questo bisogno e di indicare possibili rimedi.

Oggetto del riconoscimento sono gli aspetti di una persona (cioè qualità, virtù, abilità, caratteristiche peculiari ecc.) non comuni e particolarmente desiderabili o attraenti. Per semplicità ci riferiremo a tali aspetti con il termine “qualità”.

Affinché un soggetto X possa ottenere il riconoscimento di cui ha bisogno da parte di un soggetto Y, devono essere soddisfatte varie condizioni, come le seguenti:
  1. Ci deve essere un sufficiente numero di persone Y che X considera adeguate come “riconoscitori” e con cui possa venire a contatto.
  2. X deve avere qualità “riconoscibili” da persone Y.
  3. Le persone Y devono essere in grado di percepire le qualità meritevoli di X e di valutarle equamente o sopravvalutarle.
  4. Le persone Y devono essere disposte a manifestare ad X il riconoscimento delle sue qualità e devono farlo in un modo che X possa percepire facilmente e chiaramente.
  5. X deve essere in grado di percepire il riconoscimento manifestato da Y.
Per ognuno dei punti sopra elencati ci possono essere difficoltà, ma il più problematico sembra essere il punto 3. Riguardo ad esso occorre considerare due aspetti:
  • E’ inevitabile, sia per X che per Y, fare un confronto qualitativo e quantitativo delle rispettive qualità, col risultato che, per ciascuna di esse, l'uno può ritenere di essere superiore o inferiore all'altro.
  • Sulla base di tale confronto, chi dà il riconoscimento può farlo da una posizione soggettivamente o oggettivamente superiore (come quella dell'insegnante rispetto all'allievo o del dirigente rispetto al subordinato), inferiore (come quella dell'ammiratore di un artista) o paritaria (come quella di persone che si considerano affini). Parleremo quindi di riconoscimenti dall’alto, dal basso e paritario.
Problemi relativi al riconoscimento dall’alto

Affinché X riceva riconoscimenti dall’alto ci devono essere persone Y che X considera superiori a se stesso (relativamente a certe qualità). Y può essere visto come individuo indipendente oppure come rappresentante di una collettività. In quest’ultimo caso il riconoscimento rappresenta l’approvazione di X da parte di una comunità o gruppo. In ogni caso c’è il rischio di considerare superiori o particolarmente rappresentative persone che in realtà non lo sono, specialmente se l’autorevolezza di una persona è valutata solo  in base al suo successo e al prestigio che le masse o gli ambienti accademici gli hanno conferito.

Problemi relativi al riconoscimento dal basso

Affinché X riceva riconoscimenti dal basso ci devono essere persone che X considera inferiori a se stesso (relativamente a certe qualità) e che siano disposte a considerarlo superiore. Questo avviene molto raramente perché l’uomo tende a sminuire i propri difetti e le virtù altrui, e a ingigantire le proprie virtù e i difetti altrui, a meno che la persona oggetto di valutazione non sia di un livello universalmente riconosciuto come altissimo.

Problemi relativi al riconoscimento paritario

Affinché X ottenga riconoscimenti paritari ci devono essere persone Y che X considera affini a se stesso. Qui ci possono essere due tipi di inganno: X può considerare affine a se stesso una persona che in realtà non lo è, oppure, viceversa, può considerare molto diversa da se stesso una persona che in realtà lo è molto meno. Inoltre, matematicamente, quanto più una persona è superiore, tanto minore è la probabilità che trovi persone affini.

D’altra parte, la forma di riconoscimento paritario più diffusa e facile da ottenere è quella tra persone mediocri che elevano la mediocrità, in quanto “normalità, a virtù e ne fanno oggetto di vanto. Si tratta di un riconoscimento conformistico che dà il piacere di sentirsi normali e "approvati" come tali dalla collettività.

Problemi relativi all'autovalutazione

Il riconoscimento desiderato può essere associato ad un’autovalutazione di cui si cerca una conferma. In questo caso parleremo di autovalutazione indipendente o a priori. Oppure l’autovalutazione può dipendere essenzialmente dai riconoscimenti che si ricevono, in mancanza dei quali si determina una riduzione dell'autostima. In questo caso parleremo di autovalutazione dipendente o a posteriori.

In ogni caso c’è il rischio di una sopravvalutazione o sottovalutazione di se stessi. Un’errata autovalutazione è sempre problematica, sia perché determina comportamenti inadeguati alla realtà, sia perché ci possono essere discrepanze più o meno importanti tra le valutazioni attese e quelle ottenute, con conseguenze negative, anche drammatiche, come risentimenti, delusioni, ostilità, litigi, depressione nervose, divorzi ecc.

Problemi relativi alla diversa sensibilità

Ci sono qualità come ad esempio la sensibilità, che quasi tutti gli esseri umani si attribuiscono in misura ritenuta adeguata, mentre è evidente che essa può essere molto diversa, qualitativamente e quantitativamente da persona a persona. Di conseguenza quasi nessuno sa cosa sia una sensibilità autentica, raffinata e coltivata, e questo aumenta la difficoltà di valutare correttamente le qualità proprie e altrui.

Problemi relativi alla soggettività del bisogno di riconoscimento

Sebbene il bisogno di riconoscimento sia universale, è evidente che esso opera una pressione diversa da soggetto a soggetto. A uno basta essere riconosciuto da un partner che lo ama, un altro ha bisogno di sentirsi confermato da più persone, un altro ancora avverte l'esigenza di sentirsi confermato da chiunque entri nel suo spazio esistenziale, un altro infine (come certi politici megalomani) desidererebbe che il mondo si prostrasse ai suoi piedi.

Conclusione

Per soddisfare al meglio il proprio bisogno di riconoscimento consiglio quanto segue:
  • Tenere conto delle problematiche e delle difficoltà sopra descritte.
  • Autovalutarsi nel modo più realistico possibile, sulla base di riconoscimenti ottenuti in passato e di criteri il più possibile oggettivi (che si possono evincere da una letteratura scientifico-umanistica di qualità).
  • Chiedersi se le persone da cui ci si aspetta un riconoscimento sono in grado di percepire le qualità che vorremo siano riconosciute.
  • Non cercare riconoscimenti da chi non è in grado di darli per ignoranza, scarsa intelligenza, scarsa sensibilità, incompetenza, invidia, gelosia, conflitto di interessi ecc..
  • Stimare il valore delle persone (e di se stessi) in base a criteri intrinseci, indipendenti dal successo o dal prestigio ottenuto dalle persone stesse.
  • Cercare persone di livello intellettuale e morale superiore al proprio, da cui ottenere valutazioni credibili ed eventuali riconoscimenti, se meritati.
  • Cercare di meritare i riconoscimenti di cui si ha bisogno, comportandosi in modo adeguato e dimostrando i propri meriti con i fatti anziché le intenzioni.
  • Accettare il fatto che è estremamente difficile essere riconosciuti come superiori in qualunque campo. Infatti la maggior parte delle persone sono interessate più a ricevere riconoscimenti che a darne.
  • Accontentarsi del riconoscimento della propria dignità sociale, cioè di essere considerati esseri umani affidabili, onesti, giusti e utili alla società (in proporzione alle proprie possibilità), con le quali può essere utile e piacevole collaborare, comunicare, giocare, avere rapporti intimi, scambiare qualcosa ecc.
  • Non dimenticare che tutti gli esseri umani hanno bisogno di riconoscimento, e che è giusto, anzi, doveroso, dare agli altri i riconoscimenti che meritano.
  • Tener conto del fatto che il bisogno di riconoscimento non è ugualmente forte ed urgente in ogni persona. Per alcuni esso può raggiungere livelli di morbosità tali da renderli psichicamente fragili e completamente dipendenti dal giudizio altrui, Altri fanno più affidamento sulla propria autovalutazione che su quella altrui,