Di fronte ad una affermazione, chi l’ascolta reagisce sempre con un giudizio (o pregiudizio) automatico, conscio o inconscio, che può essere cognitivo e/o affettivo.

Il giudizio cognitivo qualifica una certa affermazione come più o meno vera o falsa, giusta o sbagliata, esatta o errata, completa o incompleta, sufficiente o insufficiente, utile o inutile, oppure incomprensibile, insignificante ecc.; il giudizio emotivo la qualifica come piacevole o spiacevole, attraente o repellente, buona o cattiva, bella o brutta, tollerabile o intollerabile, lusinghiera o offensiva, oppure indifferente, irrilevante, non meritevole di attenzione ecc.

Chi, durante una discussione in cui è emerso un disaccordo, afferma di non giudicare, in realtà ha giudicato inconsciamente e ha paura di esprimere il giudizio sfavorevole temendo una reazione ostile del giudicato.