L'uomo è probabilmente l'unico animale capace di vivere vite immaginarie, ovvero di pensare vite passate mai avvenute o future più o meno realizzabili. Questa capacità è al tempo stesso una fortuna e una disgrazia. Una fortuna perché una vita immaginaria felice può compensarne una reale infelice, o, se realistica, costituire un modello per un miglioramento individuale o sociale; una disgrazia quando si confonde l'immaginazione con la realtà, ovvero non si vive in accordo con la realtà, si chiedono, cercano e vogliono fare cose impossibili, e ci si perde in progetti irrealizzabili.

C'è un'enorme differenza tra quello che avviene nella vita reale e ciò che può avvenire in quella immaginaria ovvero nel pensiero. Nella prima, dominata dalla necessità e dal caso, non possiamo controllare le reazioni altrui al nostro comportamento né le nostre reazioni automatiche al comportamento altrui, mentre nella seconda, dominata dalla nostra volontà, tale controllo è possibile ed è ciò che rende questa così interessante. Nella vita immaginaria, infatti, avviene solo ciò che vogliamo, desideriamo, ci aspettiamo o riteniamo giusto o plausibile che avvenga.

Non dobbiamo dunque dimenticare questo scarto tra come la realtà è e come vorremmo o ci aspettiamo che sia, e il rischio di fare scelte corrette nella vita immaginaria e sbagliate in quella reale.

Tuttavia non possiamo sfuggire alla realtà che in ogni momento ci vede intrappolati tra il ricordo di un passato e l'aspettativa di un futuro costruiti dalla nostra immaginazione.

Ricordiamoci inoltre che l'immaginazione, ovvero la capacità di immaginare e di confondere l'immaginazione con la realtà, è essa stessa una realtà che dobbiamo tenere in considerazione nel nostro comportamento con gli altri, nel senso che per avere buoni rapporti con loro siamo costretti a rispettare le loro immaginazioni come se fossero realtà, se essi sono convinti che lo siano.

Infatti, ricordare continuamente agli altri che la loro visione del mondo è più immaginaria che reale, può dar luogo a reazioni tali da nuocere ai nostri rapporti con loro.