A mio parere, il libero arbitrio (se esiste) è soggetto ad autocensura in senso psicoanalitico. Intendo parlare di un libero arbitrio veramente libero, cioè non soggetto alle pressioni dei sentimenti e delle emozioni.

Suppongo che ciò sia dovuto al fatto che un essere umano capace di fare scelte e prendere decisioni in modo totalmente indipendente dai propri sentimenti e dalle proprie emozioni è considerato “disumano” dalla maggior parte della gente, ed è pertanto destinato ad essere emarginato da qualsiasi comunità, cosa che per l'inconscio equivale alla morte fisica.

Sigmund Freud ci ha insegnato il meccanismo dell’autocensura, per cui il super-io boicotta le intenzioni del soggetto che infrangono i principi morali inculcati nella sua psiche, e in particolare quelli che inibiscono la libera espressione della sua sessualità e i comportamenti “politicamente scorretti”.

A mio avviso, anche l’esercizio del “vero” libero arbitrio rientra nei comportamenti socialmente inaccettabili ed è pertanto oggetto di autocensura. I sintomi dell’attività di questo meccanismo possono essere ansia, angoscia, paure, inibizioni, paralisi più o meno estese, amnesie, attacchi di panico, depressione, sensi di colpa, senso di incapacità, auto-punizioni, ricerca del fallimento nei propri progetti ecc.