L'intelligenza può essere definita come la capacità (conscia e inconscia) di elaborare informazioni al fine di determinare il proprio comportamento, ovvero di gestire le proprie interazioni col mondo esterno al fine di soddisfare i propri bisogni e, se possibile, quelli altrui. Siccome ci sono diversi tipi di informazione che possono essere elaborati, possiamo parlare di intelligenze al plurale, una per ogni tipo di informazione.

L'intelligenza, per funzionare, ha bisogno di una sorta di dizionario interno che permette di riconoscere le diverse informazioni, e di una sorta di enciclopedia interna che permette di collegare o associare (cognitivamente e/o emotivamente) le informazioni riconosciute e di costruire le espressioni da emettere verso l'esterno.

Si può supporre che in ogni umano, o animale superiore, vi sia una sorta di "mappa cognitivo-emotiva" che contiene il dizionario e l'enciclopedia di cui sopra, e che che viene consultata in ogni istante per decifrare e interpretare le informazioni ricevute e per costruire le informazioni da emettere verso gli interlocutori.

Ovviamente, tale mappa non è fissa ma evolve e si trasforma con le esperienze del soggetto sin dai suoi primi giorni di vita, in cui essa contiene solo gli istinti e le predisposizioni trasmessi per via genetica.

In sintesi, si può dire che il modo in cui un essere vivente interagisce col resto del mondo dipende dalla sue "intelligenze", ovvero da come esso tratta le informazioni esterne ed interne. Queste ultime costituiscono il suo "programma" comportamentale.