La conoscenza della realtà sta alla realtà come una mappa sta al territorio che rappresenta. Si tratta di due cose molto diverse, quantitativamente, qualitativamente e logicamente, ovvero esse appartengono a due tipi logici diversi e non dovrebbero essere mai confuse.

Un territorio (in un certo momento) è uno, ma infinitamente diverse sono le mappe con cui può essere rappresentato.

Una mappa contiene alcune informazioni (più o meno accurate, più o meno vere) su alcune relazioni tra alcuni componenti di un territorio reale. Lo stesso vale per la nostra conoscenza della realtà. Inoltre, una "relazione" è un'astrazione delle possibili interazioni che possono avvenire tra due entità, interazioni che possono essere più o meno numerose e varie, e più o meno regolari.

Quanto sopra dovrebbe essere oggetto di frequente meditazione, affinché non confondiamo la nostra conoscenza della realtà con la realtà stessa (che è tutt'altra cosa). In tal modo ridurremo il rischio di incorrere nell'arroganza e nella presunzione di conoscere la realtà, ovvero la verità unica.

Per concludere, al massimo possiamo conoscere la nostra conoscenza della realtà, non la realtà in sé. Le conoscenze orientano le nostre scelte, e una conoscenza sbagliata ci fa fare scelte sbagliate (con qualche eccezione). Dedichiamoci allora a rivedere, correggere e migliorare pragmaticamente (nel senso di una migliore soddisfazione dei nostri bisogni) le nostre mappe della realtà.

---------------------

Nota aggiunta a seguito di alcuni domande e obiezioni ricevute

Innanzitutto dobbiamo metterci d'accordo su cosa significhi "conoscere" altrimenti la discussione è inutile. Per me conoscere significa memorizzare delle "trasformate" di sensazioni, associandole a "parole". L'uomo infatti è l'unico animale capace di inventare parole e di associare ad esse "ricordi" di esperienze più o meno condivise. Il risultato è una specie di enciclopedia personale dove ad ogni parola sono associate altre parole e/o sensazioni e/o emozioni. Il pensare (e quindi il conoscere) consiste nel percorrere o scandire tale enciclopedia (che io chiamo anche "mappa cognitivo-emotiva") saltando ogni tanto da una parte all'altra come in un web tramite de link associativi.

E' in base a tale definizione che il mio aforisma è da intendersi. E' infatti ovvio che un'enciclopedia non è la stessa cosa che la realtà che essa descrive, oltre al fatto che le cose che descrive possono essere più o meno "corrispondenti" alla realtà, ovvero coerenti con essa nel senso della verificabilità scientifica. Resta il fatto che ciò che "conosciamo" "rappresenta" (in modo più o meno coerente) solo una minima parte della realtà, ovvero quella che ci "interessa".

Quando interagiamo e pensiamo, tendiamo a confondere la realtà con la nostra "enciclopedia" e ad assumere "certezze" nel senso di "equazioni" laddove ci sono solo trasformazioni, riduzioni, astrazioni.

Se io penso ad una mela, nella mia testa non c'è una mela, ma l'idea o "concetto" di una mela, la quale è molto più semplice di una mela reale, senza contare che esistono diversi tipi di mela e in diversi stadi di sviluppo. Il concetto di mela è un insieme di trasformate delle sensazioni che provo interagendo con essa e/o con narrazioni sulla mela apprese leggendo, ad esempio, un libro sulle mele.

Concepire un concetto o parola significa semplificare ciò che essa rappresenta, e semplificare significa ridurre, perdere, trascurare, o ignorare qualcosa. Tuttavia, paradossalmente, nel concetto di una cosa è anche possibile includere cose immaginarie che non esistono in realtà.

Il mio discorso non mira a dar prova di erudizione, ma ad ammonire me stesso e gli altri contro l'arroganza di credere di conoscere la realtà per ciò che è, cosa che mi capita spesso e di cui mi pento ogni volta. Ribadisco infatti che noi non possiamo "conoscere" la realtà in sé, ma possiamo solo "registrare" alcuni effetti di essa sul nostro sistema nervoso. Certo, possiamo "narrare" una parte della realtà, ma una narrazione non è mai la cosa narrata, anche perché si tratta di tipi logici diversi.

Questi "concetti" li ho appresi dalla lettura di Alfred Korzybski, Gregory Bateson ed Edgar Morin. Si tratta, non a caso, di autori non accademici o francamente anti accademici. E infatti il mondo accademico pecca spesso e volentieri di "arroganza della conoscenza", aggravata dalla iperspecializzazione per cui ogni disciplina trascura le altre, ma nessuna di esse è sufficiente per conoscere la realtà nel suo insieme, ovvero le relazioni e interazioni tra i suoi componenti, specialmente per quanto riguarda la natura umana e i problemi sociali.