Nota: in questo articolo i concetti di emozione e di sentimento non sono distinti, e i due termini sono usati come sinonimi. Di conseguenza il termine”emotivo” viene usato come sinonimo di ”sentimentale”.

Si può discutere all’infinito, e senza venirne a capo, se l’uomo sia una speciale categoria di computer, ovvero se il suo sistema nervoso funzioni, almeno in parte, in modo analogo a quello di un computer, ma non voglio farlo in questo articolo. Mi pare però incontrovertibile che ogni essere umano reagisca a stimoli interni ed esterni in modi che gli sono peculiari, ovvero non casuali, e che costituiscono la sua personalità e identità sociale, ovvero il suo comportamento tipico.

Ci si aspetta infatti che una persona reagisca in un certo modo in funzione della propria personalità (ovvero temperamento, carattere e cognizioni) come se questa costituisse un programma o una strategia di vita. In altre parole, anche ammettendo l’esistenza del libero arbitrio, dobbiamo supporre che esso non venga esercitato in modo casuale ovvero totalmente libero, ma secondo certe abitudini, direttive, regole, principi o limiti caratteristici del soggetto.

Io suddivido le risposte agli stimoli in tre categorie interdipendenti: cognitive, emotive e motivazionali, o “motive”.

Le risposte cognitive (ovvero razionali o semantiche) riguardano il riconoscimento di concetti, nozioni, idee, identità, situazioni, categorie, tipi ecc. in base alla percezione di stimoli esterni come parole, immagini, segni, suoni, sensazioni tattili ecc. e di stimoli interni come ricordi, sentimenti, emozioni, percezioni fisiche viscerali ecc.

Le risposte emotive riguardano l’attivazione di emozioni e sentimenti più o meno piacevoli o dolorosi, in base al riconoscimento di elementi cognitivi (risposte cognitive) oppure a percezioni sensoriali interne, come modifiche dello stato o del metabolismo corporeo, e la coscienza di ciò che si è intenti a fare o che si desidera fare.

Le risposte motive riguardano l'attivazione di particolari motivazioni come volontà, desideri, intenzioni, inclinazioni, scelte, interessi, attrazioni e repulsioni ecc. in base a particolari percezioni cognitive ed emotive.

È importante sottolineare l'importanza dell’interdipendenza delle tre categorie di risposte in quanto essa determina fenomeni di bias complessi poiché anch'essi interdipendenti.

Infatti, oltre al ben noto bias cognitivo, per il quale le cognizioni di una persona sono influenzate dai suoi sentimenti e dalle sue motivazioni, possiamo parlare di “bias emotivo”, nel quale certi sentimenti sono influenzati da certe cognizioni e motivazioni, e di “bias motivazionale”, in cui certe motivazioni sono influenzate da certe cognizioni e certe emozioni.

Pertanto conviene parlare di risposte cognitivo-emotivo-motive, intendendo insieme le tre categorie di risposte reciprocamente condizionate. In altre parole, una risposta di una certa categoria dà normalmente luogo a risposte delle altre due. Insomma, è difficile, se non impossibile, che vi siano in un essere umano risposte puramente cognitive, puramente emotive, o puramente motivazionali.

Se queste mie supposizioni sono valide, dovremo farci qualche domanda sulla genesi delle risposte cognitivo-emotivo-motive tipiche di una persona, e sulle possibilità di una loro modifica per iniziativa del soggetto o di altri. Ma di ciò mi riservo di parlare in uno dei prossimi articoli.