Nota: questa mia teoria, a cui ho dato il nome provvisorio di "Configurazionismo", si ispira liberamente al pensiero di Gregory Bateson e a quello di George Herbert Mead.

Il funzionamento della mente (o psiche) è basato sull'apprendimento, percezione e riconoscimento di "configurazioni sistemiche", e sulla carica affettiva e motivazionale associata a ciascuna di esse, ovvero sul bisogno o desiderio di realizzazione o di evitamento delle stesse.

Una "configurazione sistemica" (nel seguito semplicemente detta "configurazione") consiste in una forma (nel senso di "Gestalt") immaginaria complessa, conscia o inconscia, che rappresenta, ovvero descrive, il mondo come viene percepito da un soggetto, o una certa versione ipotetica del mondo da esso concepita, in cui sono presenti tutte le entità per lui significative, a cominciare da se stesso e tutti gli altri esseri umani conosciuti e sconosciuti, in certe relazioni e connessioni, posizioni gerarchiche, spazio-temporali e causali, ruoli, funzioni e intenzioni.

In altre parole, una "configurazione sistemica" è una particolare mappa mentale cognitivo-emotiva, inconscia,  dell'intero mondo (naturale e soprattutto sociale) come crediamo che sia (in base alle nostre esperienze) o come vorremmo che diventi o evitare che diventi.

La teoria configurazionista suppone che ogni essere umano, a seguito delle sue esperienze, apprende una quantità di configurazioni di cui è, è stato o può essere parte, e associa a ciascuna di esse un valore più o meno positivo o negativo (nel senso di piacere o dolore, attrazione o repulsione) e cerca inconsciamente e automaticamente, di realizzare quelle positive e di evitare che si realizzino quelle negative.

Normalmente, un individuo suppone che gli altri condividano le sue configurazioni (ovvero abbiano una simile visione del mondo ovvero mappa mentale), e considera (consciamente o inconsciamente) "amici" coloro che favoriscono la realizzazione delle sue configurazioni desiderate e "nemici" coloro che favoriscono la realizzazioni di quelle indesiderate o che favoriscono la realizzazione di configurazioni incompatibili con quelle desiderate.

Da quanto sopra si deduce che le motivazioni umane non sono oggettuali ma sistemiche. Ovvero, noi non desideriamo o aborriamo particolari oggetti, persone o eventi , ma particolari configurazioni di cui siamo o possiamo essere parte e di cui un particolare oggetto, persona o evento considerato è o può essere parte integrante, necessaria, indispensabile o incompatibile. Per esempio, dobbiamo aspettarci che una persona che percepisca un certo oggetto o persona come incompatibile con una certa configurazione desiderata, provi ostilità, odio, aggressività o motivazioni distruttive verso quell'oggetto o persona.

L'importanza della teoria configurazionista sta nel fatto che essa ci aiuta a capire, da una parte, che ciò che conta nella vita non sono i singoli oggetti, persone, obiettivi o eventi ma le possibili configurazioni nel loro insieme (viste con un approccio olistico, sistemico ed ecologico) e, dall'altra, che le persone con cui interagiamo perseguono non singoli obiettivi, ma la realizzazione o l'evitamento di intere configurazioni particolari, più o meno diverse dalle nostre e più o meno da noi conosciute.

Di conseguenza, per una interazione pacifica e costruttiva tra esseri umani è importante comprendere, saper descrivere e possibilmente condividere (come valori) non singole idee o obiettivi, ma intere configurazioni che rappresentano sistemi complessi reali o ipotetici.

E allora non dovremmo chiederci, o chiedere all'altro, cosa vogliamo o desideriamo o di cosa abbiamo bisogno, intendendo un oggetto, un evento o un particolare comportamento da parte di qualcuno, ma quale configurazione sistemica desideriamo realizzare, quanto sia realizzabile e come essa si concili con le configurazioni sistemiche desiderate dagli altri.

La cultura in cui viviamo ci ha abituati a ragionare in termini di oggetti e valori separati, e di saperi specialistici, rendendoci incapaci di una visione complessiva dei problemi umani e sociali e di soddisfare adeguatamente i nostri bisogni (i quali coinvolgono sempre il resto del sistema del quale facciamo parte). Per rimediare, dobbiamo quindi imparare a ragionare in termini di sistemi, relazioni e interazioni su vasta scala. Credo che la teoria configurazionista ci possa aiutare in tal senso.

Vedi anche Teoria dei contesti sociali.