A mio avviso, la più importante trasformazione di un essere umano, il suo maggiore e più drammatico salto di qualità verso la saggezza, si ha nel momento in cui egli capisce che la sua visione del mondo non è oggettiva e reale come aveva sempre ritenuto, ma soggettiva e presunta, e non necessariamente più vera o più completa di quella di tanti altri.

Da quel momento (triste e rasserenante allo stesso tempo) egli vive le interazioni sociali non più come tentativi di affermare e realizzare la propria visione del mondo dopo averla fatta accettare agli altri, ma come atti utili a soddisfare i bisogni propri e altrui conciliando e armonizzando le rispettive visioni.