Il mondo visto da me su Comunicazione

Salire di livello - Da discussione a metadiscussione

Per imparare qualcosa da una discussione dovremmo salire di livello, passare dalla discussione alla metadiscussione, cioè discutere sul nostro modo discutere. Ma questo richiederebbe un approccio sistemico e psicologico autocritico, che per i più è impossibile. Nel frattempo continuiamo a discutere non per imparare o per costruire un movimento collettivo, ma per competere e/o per socializzare.

Sulla conversazione

Le conversazioni consistono spesso in giochi a chi la sa più giusta, più lunga, o più sorprendente.

Perché parliamo

Quando qualcuno dice qualcosa è interessante capire ciò che dice, ma è ancora più interessante capire perché lo dice.

Dire le stesse cose con parole diverse

Dire le stesse cose con parole diverse facilita la comprensione del testo.

A che servono le parole

Le parole servono a comunicare verità e falsità, consigli, ordini e inganni.

Scopo della conversazione

Per molte persone lo scopo inconscio della conversazione è, oltre a scambiarsi informazioni utili su ciò che succede, avere conferme e approvazioni della propria visione del mondo, della propria personalità e della propria dignità sociale. A quelle persone qualsiasi discorso in contrasto con tali scopi non è gradito.

Messaggi non verbali involontari

Qualunque cosa una persona faccia o dica, non faccia e non dica, il modo in cui si veste e non si veste, i luoghi che frequenta e non frequenta, ecc. implicano messaggi non verbali che rivelano (a chi sa leggerli) le sue appartenenze, i suoi gusti, le sue idee, i suoi principi morali, i suoi interessi, le sue intenzioni, le sue paure, i suoi limiti, sue libertà ecc.

Saper tacere

In certi momenti saper tacere è più importante che saper parlare.

Tattiche diversive

Nel dialogo tra due individui, quando il discorso diventa svantaggioso per uno dei due, lo svantaggiato sente il bisogno di interromperlo, di sminuirlo, di cambiarlo, di deviarlo dall'obiettivo che si proponeva, o di cambiare il significato delle parole usate, e trova ogni possibile giustificazione razionale per la sua tattica diversiva.

Saper tacere

Saper tacere è importante quanto saper parlare.

Livelli di stupidità

Se vuoi discutere con uno più stupido di te, per farti capire devi scendere al suo livello.

Importanza dei luoghi comuni

I luoghi comuni sono importanti. Senza di essi non potremmo comprenderci né incontrarci.

Discutere con gli animali

Non puoi discutere con un animale. E se con un uomo non riesci a discutere, è perché di tratta di un animale.

I limiti di una conversazione

Né il tema di una conversazione, né il suo livello di profondità, possono essere imposti ad un interlocutore.

Questione fondamentale sulle interazioni umane

Per quali motivi e a quali scopi gli esseri umani interagiscono e comunicano?

Che vogliono i giornali?

Bisognerebbe prendere un giornale e per ogni articolo chiedersi: cosa vuole da me? Perché c'è scritto ciò che c'è scritto? Cosa vuole ottenere da me? Come vuole influenzarmi? Cpsa vuole farmi credere? A cosa vuole farmi pensare? Cosa vorrebbe che io faccia o non faccia?

Di cosa (non) conviene parlare

Io faccio cose che molti non fanno. Molti fanno cose che io non faccio. E ci sono cose che sia io che altri facciamo. Con gli altri conviene parlare solo di queste ultime cose.

Il parlare del saggio

Il saggio sa cosa è opportuno dire e cosa non dire, quando è opportuno parlare e quando tacere.

Risposte senza domande

Molto spesso si discute non per conoscere o apprendere, ma per celebrare un piacevole e rassicurante rito di appartenenza sociale. In tal caso le domande sono quasi del tutto assenti (mentre abbondano le risposte a domande che nessuno si cura di fare, illudendosi di conoscere già le risposte). Insomma, tanti punti esclamativi e pochi interrogativi.

Potere delle parole

Le parole, se uno le sa usare, possono essere anche carezze o pugnalate.

Il diritto di non dialogare

Non si può costringere nessuno a dialogare, a rispondere alle nostre domande, a comprenderci.

Il messaggio nascosto

Nella comunicazione tra due persone si nasconde a volte, tra le righe, un messaggio (reale o percepito) che dice "io sono superiore a te, perciò dovresti/devi fare e pensare come dico io". Se tale messaggio viene rifiutato dal ricevente, questo assume automaticamente una posizione difensiva o aggressiva, e la comunicazione può diventare violenta.

Conflitto e dialogo

In caso di conflitto non basta voler dialogare, bisogna saperlo fare.

Interazioni reali vs. immaginarie

Quando due umani si trovano tra loro in prossimità, ovvero in comunicazione o telecomunicazione, essi comunicano e interagiscono secondo i rispettivi programmi mentali. Quando un umano si trova da solo, ovvero non in prossimità o comunicazione con qualcuno, la sua mente si prepara alle future interazioni con gli altri, ipotizzandole e simulandole consciamente e inconsciamente mediante l’immaginazione.

Conflitti di temi

Vorrei parlare con qualcuno di temi che mi interessano, ma non trovo quasi mai persone interessate a parlare con me di tali temi. Trovo invece quasi sempre persone interessate a parlare di temi che interessano a loro e non a me. Credo che anche altri abbiano lo stesso problema. Come risolverlo?

Testo e contesto

Ogni espressione umana, ogni frase, ogni parola, va intesa non come informazione a sé stante, ma come parte di un contesto cognitivo ed emotivo, ovvero di una certa visione del mondo. È tale contesto che dà all'espressione il suo vero e profondo significato.

Differenze di importanza

La realtà è fatta di tantissime cose e ognuno di noi dà più importanza, e di conseguenza fa più attenzione, ad alcune piuttosto che ad altre. Questa differenza di importanze differenzia gli umani e rende difficile la loro comunicazione e cooperazione.

Il sale del dialogo

Domande brevi non retoriche e risposte brevi pertinenti sono il sale di un dialogo, ovvero il nutrimento di una interazione costruttiva.

Parlare contro

Tutto ciò che dico può essere usato contro qualcuno, a cominciare da me stesso.

Cripto-espressioni

Ogni cosa che facciamo, diciamo e scriviamo (compreso ciò che postiamo nei social network come Facebook) esprime inconsciamente e implicitamente, in modo più o meno nascosto, l'identità sociale che assumiamo o desideriamo assumere, la posizione gerarchica, il ruolo e il prestigio che consideriamo giusti per noi e il desiderio che tali assunzioni vengano riconosciute e accettate dagli altri.

Il rischio delle domande e delle risposte

Molti evitano di porre domande e di rispondere in modo pertinente alle domande che gli vengono poste perché una domanda presuppone una ignoranza, e rispondere in modo pertinente ad una domanda chiarificatrice può rivelare falsità, incoerenze e assurdità insite nei propri pensieri.

E' impossibile non comunicare

È impossibile non comunicare al nostro interlocutore, mediante il linguaggio non verbale, i nostri sentimenti e le nostre opinioni sulla sua persona e le sue idee.

Dialoghi produttivi

Se tutti si attenessero alla regola di parlare meno dell'interlocutore, ad eccezione del tempo dedicato alle domande e alle risposte, i dialoghi sarebbero molto produttivi.

Sull'interpretazione delle intenzioni altrui

Ognuno interpreta, consciamente o inconsciamente, le intenzioni di ogni altro, sia nel senso delle credenze che delle motivazioni altrui. Queste interpretazioni sono spesso false e ancor più spesso riduttive anche perché per capire l'intelligenza di qualcuno (in senso lato) bisogna essere almeno altrettanto intelligenti.

Il pericolo di esprimere le proprie idee

Esprimere le proprie idee è spesso pericoloso, perché chi la pensa diversamente si sentirà minacciato dalla nostra visione del mondo e ci vedrà come un nemico.

Requisiti di una comunicazione costruttiva e pacifica

Affinché due persone possano comunicare costruttivamente e pacificamente, esse devono essere d'accordo sui temi e i contesti di cui parlare e non parlare, e sui valori e i pregiudizi da rispettare e non mettere in discussione.

Le parole e gli altri

Il significato che io do alle parole che uso è lo stesso che io presumo che anche gli altri, alcuni altri, certi altri, gli diano. Infatti, tale significato non lo definisco io, ma lo apprendo dagli altri, da certi altri (a meno che io non inventi un neologismo). Senza gli altri non ci sarebbero parole, né significati.
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